Big Jack per gli inglesi, Saint Jack per gli irlandesi

E' un sabato sera durante il ritiro della nazionale inglese nella fase finale della Coppa Rimet del 1966. Il giorno dopo è previsto l'allenamento in vista della partita del mercoledì.

Jack Charlton, che in nazionale è arrivato appena l'anno prima a trenta anni, è seduto al pub con la sua pinta di birra, quando arriva Alf Ramsey, il manager e artefice di quella storica vittoria. Sono lì che scambiano due chiacchiere quando Jack, a un certo punto, chiede a Ramsey: "Alf, perchè mi hai scelto?"
E Ramsey: "Beh Jack, ti ho visto giocare molte volte. Sei bravo in elevazione, sei veloce e mobile, sei un ottimo incontrista. E so che non hai tanta fiducia in Bobby Moore..."
Quest'ultima frase rimane sospesa, Jack non capisce: "Che vuol dire Alf?"
Ramsey si avvicina di più a Jack, quasi a volergli confidare un segreto: "Voglio dire che se Banks passa la palla a te che sei il centrale di difesa, tu la ridai a Banks lui la calcerà lunga. Ma se passa la palla a Moore, Bobby salirà fino a centrocampo, fino alla spalle degli attaccanti. A lui piace giocare il pallone. E se gli capitasse di perdere quel pallone, io so, perchè ti ho visto giocare, che tu sarai in grado di coprirlo e starai sempre dietro a lui, permettendogli anche di poter sbagliare qualche volta. Scelgo i giocatori che penso faranno il lavoro che voglio che facciano. Potrebbero non essere i migliori giocatori disponibili, ma sono quelli che faranno il lavoro che gli affido".
Jack lo ringrazia della spiegazione, ma in lui rimane quella sensazione che Ramsey lo considerasse nella categoria dei "non i migliori giocatori".
Comunque sia, Jack è uno dei protagonisti della vittoria della Coppa del Mondo, e nel 1970, ai Mondiali del Messico, è ancora in nazionale. Ma negli sfortunati quarti di finale contro la Germania Ovest, quando l'Inghilterra perse 3 a 2 dopo essere stata in vantaggio per 2 a 0, lui è fuori. Brian Labone dell'Everton ha preso o il suo posto.
Ovviamente, c'è una grande delusione in tutti i membri della spedizione messicana sul volo di ritorno verso casa. In quelle lunghe ore in aereo Jack pensa molto al suo futuro. Si rende conto che il suo percorso in nazionale è giunto alla fine. E pensa che il primo a dover sapere della sua decisione sia proprio Ramsey. Si alza dal suo sedile e vede che, un paio di file dietro c'è un posto vuoto vicino a Ramsey. Così decide, a va a sedersi vicino a lui. La conversazione fu essenziale.
Gli chiese se potevo scambiare due parole con lui. Lui abbassò il giornale che stava leggendo e disse: "Che c'è, Jack?".
"Mi è piaciuto giocare per l'Inghilterra, ma ho più di trent'anni, quindi penso che sarebbe saggio se la smettessi qui".
"Sono assolutamente d'accordo", rispose Ramsey. Detto questo, risollevò il giornale e continuò a leggere.
Jack Charlton interruppe così la sua carriera in nazionale, dove aveva esordito nel 1965, collezionando 35 presenze e 6 reti. La sua carriera con il Leeds, invece, continuò fino al 1973, quando a 38 anni e dopo 773 presenze con i Whites, decise di chiudere con il calcio giocato.

Nonostante il suo atteggiamento in campo, da vero hard man, Jack era in realtà un vero gentiluomo di campagna. Amava pescare e andare a caccia. Ma amava anche il calcio e si rivelò un grande allenatore guidando il Middlesborough, lo Sheffield Wednesday e il Newcastle, prima di diventare il manager dell'Irlanda che trasformò da una squadra di eterni perdenti in una nazionale in grado di qualificarsi al campionato europeo 1988, ai mondiali del 1990, dove arrivò sino ai quarti di finale, e a quelli del 1994, nonché a mantenere l’imbattibilità’ negli scontri diretti contro l’Inghilterra. Nonostante il suo essere profondamente inglese, nel 1996 la Repubblica d'Irlanda gli ha conferito la cittadinanza onoraria irlandese, un onore conferito raramente soprattutto agli inglesi, e guadagnandosi l'appelativo di Saint John